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Capelli ricci e pidocchi: 10 regole per liberarsene

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Capelli ricci e pidocchi? Liberarsene si può. Le mie 10 regole per farlo.

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Sui pidocchi si sente proprio di tutto. Che preferiscono i capelli lisci a quelli ricci, le teste sporche a quelle pulite. Che non amano i capelli tinti. Che si eliminano andando in piscina e potremmo andare avanti giorni e post. Io stessa avevo iniziato a credere che mia figlia non potesse prenderli per la struttura del suo capello afro. Insomma, i pidocchi ci fanno parlare e stra parlare, ma soprattutto ci fanno perdere la testa. In ogni senso. Io l’ho quasi persa quando, qualche settimana fa, ho scoperto che la massa enorme di capelli della Caciottina stava ospitando una fitta popolazione di pidocchi, larve e lendini. Si grattava in modo compulsivo, direi quasi nervoso, ed è stata proprio la maniera di grattarsi che mi ha allarmato e mi ha portato immediatamente a controllarla. Quando ho fatto spazio tra le sue ciocche e ho visto cosa c’era, sono andata in panico, lo ammetto. Non ho mai visto un pidocchio nella mia vita e quindi già l’inesperienza non ha giocato a mio favore. Inoltre, dopo aver vissuto 4 anni di intensa vita sociale tra asilo, palestre, piscine, ludoteche, viaggi e frequenti spostamenti senza mai nemmeno l’ombra di un pidocchio, mi ero ormai convinta che la mia piccola possedesse una sorta di magica immunità da pediculosi. E invece no.

Con questo post non vi voglio spiegare cosa siano i pidocchi, che ciclo di vita abbiano, etc., la rete pullula di informazioni a riguardo, ma voglio raccontarvi cosa ho fatto io nel nostro caso…perché a me un post di una mamma di una testa super riccia affetta da pediculosi mi avrebbe fatto comodo qualche settimana fa, quindi se posso essere di aiuto a qualcuno, ne sono felice.

Intanto, la prima cosa da fare è calmarsi. Io, come ho già detto, ero in panico, e questo non mi ha aiutato per niente, perché la lucidità e la calma vi serviranno per trasportarvi in una farmacia, scegliere il prodotto più adatto alla testa del vostro bambino e fare il trattamento nel modo corretto. Se si sgarra trattamento e non lo si esegue adeguatamente, il rischio è che dovrete ripeterlo a breve, stressando voi, il bambino, la cute e i capelli.

Quindi, prima regola: calma.

Pare che lendini di pidocchi siano stati rinvenuti nei capelli di mummie preistoriche e in antichi ritrovamenti con datazione storica tra il 6900 ed il 6300 A.C. La specie umana convive con queste bestie malefiche from ever since e non si è estinta per questo. Quindi keep calm e spidocchiamo.

Seconda regola: scegliete accuratamente il prodotto adeguato alla testa del vostro bambino.

Non vi parlo delle sostanze chimiche che lo compongono, per le quali non entro nel merito perché è un argomento che meriterebbe un post a parte e un intervento di uno specialista, ma mi riferisco piuttosto alla formulazione del prodotto (gel, emulsione, lozione, spray e mousse). Io ho usato il gel e lo shampoo dell’Aftir e, non me ne vogliano i produttori, ma non mi sono trovata per niente bene. Non perché il prodotto non sia valido in sé, ma perché non è idoneo al capello riccio e lungo di mia figlia. Intanto il gel puzza da morire e questo diventa una scocciatura per bimbi e mamme che si aggiunge già alle altre, rendendo la procedura ancora più pesante. Inoltre, poiché il gel va applicato sul capello asciutto, immaginatevi quanto poco sia agevole tirare del gel su delle ciocche ricce e crespe. Il tubetto poi contiene 40 gr di gel che potrebbe non essere sufficiente per una chioma molto folta. Bocciato, almeno nel nostro caso. Promosso a pieni voti invece Milice, schiuma.

Terza regola: seguite pedissequamente le istruzioni d’uso indicate nel foglietto illustrativo del prodotto.

Se vi dice tempo di posa 10 minuti, già 9 minuti e 55 secondi non vanno bene. Che siano 10, magari 11, ma non 9, 10! I pidocchi sono delle bestie fortissime e le loro uova ancora di più. Sono una vera e propria dimostrazione di attaccamento alla vita. Siate severi, pignoli e spietati. I capelli devono essere tutti ricoperti dal prodotto, dalla radice alle punte. Vi consiglio di suddividere la testa del bambino in aree e ogni area in ciocche. Armatevi di forcine, elastici e mollettoni che andranno poi lavati con acqua caldissima dopo averli usati. Io li ho buttati in segno di protesta contro il Cosmo.

Quarta regola: dopo il precedente passaggio, via in doccia a lavare la testa.

Non saltate il passaggio dello shampoo che è un complemento del trattamento anti parassitario non sufficiente ma necessario all’eliminazione delle bestie. Anche qui seguite le modalità d’uso alla lettera. Fate attenzione agli occhi e alla bocca dei piccoli durante il risciacquo.

Quinta regola: balsamo come se piovesse.

I capelli ricci dei nostri piccoli dovranno diventare amabili ciocche tenere come burro, altrimenti non ne uscirete. Balsamo in quantità industriali.

Sesta regola: aceto per eliminare la collosità delle uova.

Pare che questa non sia una leggenda, visto che viene indicato anche negli opuscoli delle Asl. Dopo aver applicato il balsamo e aver risciacquato i capelli, versate sulla testa del bambino aceto e acqua calda in ugual misura. Unica attenzione, sempre gli occhi dei bambini.

Settima regola: pettinino, luce naturale, forbicine, carta asciugamani bianca.

Suddividete come durante l’applicazione del trattamento i capelli per aree e le aree per ciocche. Controllate con precisione maniacale ogni ciocca, possibilmente alla luce naturale. Passate il pettinino, quello rigido di metallo, quello nero di plastica che vi omaggiano i farmacisti buttatelo via o usatelo per la crosta lattea dei neonati, se ne avete uno (oddio, pidocchi + neonato è una combo che non vi auguro). Laddove il pettinino non agisce, rimuovete le lendini con le mani. Dovete sfilarle. Se sono troppo vicine alla cute e con le dita non riuscite, ahimè dovete tagliare quel filo di capello. Meglio una decina di capelli in meno che 3000 uova in testa, no? Passate il pettinino in un pezzo di carta asciugami bianca per ripulirlo e per vedere cosa state togliendo. Se avete voglia, immergete di tanto in tanto il pettinino nell’acqua calda e aceto.

Ottava regola: dopo aver concluso il passaggio precedente, via i vestiti vostri e del piccolo indossati durante il trattamento.

Da lavare a 60° se potete, se però sono delicati, teneteli in un sacchetto per qualche ora e poi in lavatrice a 30/40°. In lavatrice ad alte temperature devono finire anche lenzuola, federe dei cuscini, coperte, asciugamani, accappatoi, etc. I peluche e tutti i tessuti che sono venuti a contatto con il bambino devono essere lavati o, in alternativa, messi in un sacchetto. Le bestie vivono settimane sulla testa, ma fuori da essa muoiono di freddo e di fame in poche ore. Siate criminali senza pietà.

Nona regola: per una settimana dal giorno del trattamento, controllare la testa del bambino ogni giorno (nella stessa modalità della regola 7)

e rimuovere eventuali lendini, larve e pidocchi con un’azione esclusivamente meccanica (non è consigliabile e tantomeno utile ripetere il trattamento chimico a meno di una settimana dal primo, perché il tempo di schiusa delle uova è pari a 7 giorni circa). A una settimana dal primo trattamento, effettuare il secondo come da solita prassi e da lì controllare la testa del bambino almeno un giorno sì e un giorno no. Trascorsi 15 giorni almeno dal primo trattamento, se non si trovano più ospiti indesiderati sulla testa del bambino, potrete finalmente dire “ne siamo usciti”.

Decima regola: la prevenzione.

La base della prevenzione è contenuta tutta nella regola 9 che, tra l’altro, non va applicata solo al bambino colpito da pediculosi, ma anche a tutti i membri della famiglia. Non appena scoprite che il piccolo ha i pidocchi, dovete controllarvi tutti e farvi tutti contemporaneamente il trattamento se siete stati colpiti anche voi dalle terribili bestie. Se non lo si fa, il trattamento fatto al bambino è inutile ed entrate in un circolo vizioso che non sarà facilissimo da chiudere.

Oltre al controllo frequente della testa, si può fare altro per prevenire? Qui si apre una finestra su un panorama troppo vasto da poter essere contenuto in un post, ma vi racconto cosa faccio io (quindi non prendetele come indicazioni con basi scientifiche). La convinzione ormai diffusa è che i prodotti in commercio per la prevenzione non servano a nulla e che, anzi, sortiscano l’effetto contrario perché aumentano la resistenza dei pidocchi. Io posso dirvi che faccio prevenzione durante l’anno scolastico da 4 anni e che l’unica volta in cui mia figlia ha preso i pidocchi non avevo ancora iniziato la consueta prevenzione. Sarà un caso? Non lo so…ma diciamo che io ho capito che la prevenzione sta alla pediculosi come la scommessa di Pascal sta a Dio:

–    La prevenzione funziona e io ci ho creduto: + (ho guadagnato)
–    La prevenzione non funziona e io ci ho creduto: x (non ho perso né guadagnato)
–    La prevenzione funziona e io non ci ho creduto:  – (ho perso)
–    La prevenzione non funziona e io non ci ho creduto: x (non ho perso né guadagnato)

Da questo schema ne consegue che mi conviene credere alla prevenzione.

Cosa faccio io? Lavo una volta a settimana i capelli con uno shampoo preventivo anti pediculosi con principi vegetali (in commercio ce ne sono a iosa), uso una lozione spray sulla testa della piccola prima di andare all’asilo, le somministro periodicamente il Natrum Phosphoricum (New Era 10), dei sali tissutali che riequilibrano il pH del sangue, ostacolando l’attecchimento e l’infestazione dei parassiti in genere e dei pidocchi in particolare. Spesso ci si interroga come mai di due fratellini uno ha a che fare con i pidocchi e l’altro no (pur vivendo a stretto contatto). Io stessa pur dormendo con mia figlia e avendola attaccata a cozza tutti i giorni, non ho preso i pidocchi. Pare che la spiegazione risieda in un diverso valore di pH della cute degli individui, che soprattutto in età compresa fra i 3 e gli 11 anni (guarda caso il 70% dei soggetti colpiti) , è più acido e quindi ideale per lo sviluppo della pediculosi.  Per creare un ambiente sfavorevole ai pidocchi potrebbe quindi essere utile alcalinizzare un pochino il soggetto. Pare che l’assunzione di questi sali tissutali riporti in modo naturale a un pH leggermente più alcalino.

Bon, fine della spataffiata. Ora tocca a voi: credete nella prevenzione? Avete altri suggerimenti da aggiungere ai miei?

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